LABORATORIO DELL’INNOVAZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO



LA SCOMMESSA DELL’INNOVAZIONE E IL RICAMBIO DELLA POLITICA












VER. 1.0



Questo documento parla di innovazione; ed è come se parlasse del futuro. Oggi più che mai, in un’emergenza difficile da decifrare e i cui esiti sono ancora incerti, futuro significa pensare ad una trasformazione sociale profonda, creare le premesse per una nuova classe dirigente, dare speranza alle nuove generazioni, riconoscere che paradigmi e stili, esigenze e aspirazioni, stanno cambiando più velocemente di quello che la politica è al momento in grado di governare.
I giovani, ad esempio, usano la Rete in maniera destrutturata, spesso senza applicare una logica mirata alla produttività tradizionalmente intesa. E la Rete, la società dell’informazione, la cultura della condivisione, i modelli wiki, sono ormai in modo indiscusso l’ambiente nel quale i giovani creano e ricreano costantemente alternative culturali: un ambiente nel quale è fondamentale dare vita a nuovi modelli, non solo culturali, ma anche di produzione, di ricerca, perfino di amministrazione; modelli che sono più vicini e più familiari di quanto si pensi.
Tuttavia, attorno a noi percepiamo segnali di involuzione, una società che stenta ad accogliere modelli innovativi, un “sistema-Paese bloccato” in cui la conservazione dello status quo passa attraverso il consolidamento di modelli del tutto opposti a quelli prefigurati dalla società della conoscenza, basati piuttosto sul consenso populistico, sulla nomina per cooptazione, sul sopravvento degli interessi specifici e personali su quelli collettivi.
Insomma, questo non è certamente un Paese per giovani.
E’ necessaria quindi una metamorfosi profonda, che solo una grande, coraggiosa e determinata azione politica può mettere in campo. E’ importantissimo che la politica, in particolare quella che si richiama a idee di riformismo e di società giusta, risponda a questo richiamo e crei le premesse per la costruzione di una società in armonia con una nuova idea di futuro, una società che favorisca lo sviluppo sostenibile, la ricerca, lo scambio, la creatività, aperta alla collaborazione ed alla condivisione, in cui il valore supremo è la qualità della vita.
E’ auspicabile quindi un salto generazionale, che può avvenire sia con un ricambio naturale, sia accettando le regole della Rete e decentrando il potere della politica, anche quello formale.
La sfida è enorme, specie in un Paese dove il coraggio politico fa difetto. Ma, al tempo stesso, è l’unico traguardo ideale per cui valga davvero la pena di lottare fino in fondo: ed è proprio quello di cui la politica ha bisogno.





. 1: Introduzione: l’innovazione necessaria



Ø scenario: innovazione dimenticata

  • L’innovazione è una leva fondamentale per il Paese; questo è tanto più vero quando difficoltà congiunturali come quelle attuali influenzano e determinano le scelte economiche; quello che stiamo attraversando è un momento in cui non sono più rimandabili scelte politiche e strategiche in grado di influenzare la ripresa e lo sviluppo di lungo periodo. E sono scelte che non possono più prescindere dall’attribuire all’innovazione un ruolo primario
  • Le previsioni per quanto riguarda l’innovazione tecnologica per il 2009 sono sconfortanti; a fronte di una crescita dell’1,1% nel 2008, le stime più ottimistiche indicano un calo del 2%. Se si pensa che la crisi dell’ICT del 1993 vide una contrazione dello 0,4%, già questa previsione ottimistica potrebbe dare il via ad un terremoto in uno dei settori chiave per la modernizzazione del Paese. A maggior ragione è necessario concentrare gli sforzi, anche economici, per rinvigorire un settore vitale per il Paese e per attuare, finalmente, quella connessione tra area pubblica, sistema della ricerca e impresa che in Italia è spesso rimasto sulla carta.
  • L'innovazione non è rappresentata solo dalle nuove tecnologie: innovazione vuol dire anche applicare correttamente le risorse e le soluzioni già esistenti in disparati settori della vita economica e sociale. Emblematica è la tragedia di Viareggio: il mancato corretto utilizzo di una procedura di controllo, tecnologicamente evoluta e pienamente disponibile, ha provocato un disastro. Negli stessi termini, alcuni clamorosi casi di malasanità in Calabria sono stati causati dal mancato utilizzo di semplici gruppi di continuità per l'energia elettrica, a dimostrazione che l'innovazione si declina in termini e modi diversi in base ai contesti geografici e culturali,




Ø innovazione per promozione del merito e dei talenti.
Innovazione vuol dire anche cambiare i metodi e i meccanismi di selezione nell’accesso. Aprire porte e cancelli a chi ha idee e vuole sperimentarle. Dare opportunità, possibilità di investire e rischiare. Investire con metodo su progetti ambiziosi. Per realizzare tutto ciò è necessario partire da criteri di selezione più attenti al merito, al lavoro svolto e alla qualità delle proposte in campo. È la capacità di innovare e creare delle persone a dare futuro al Paese e la scommessa su cui il Paese deve investire è stimolare, coltivare e valorizzare queste capacità, perché è dalle persone, dai loro saperi, che nascono innovazione e sviluppo. Scelte dettate da motivazioni clientelari e nepotistiche producono danni gravissimi: deprimono il merito e gettano una grave ipoteca sul futuro del Paese. I talenti nel frattempo sono già altrove, con possibilità e volontà di rientro sempre più scarse.
Ø Innovazione, un grimaldello per sbloccare la società
L’innovazione è una potente leva di cambiamento. Quando è radicale consente di rompere vecchi schemi e di far emergere nuove prospettive e forze sociali. L’innovazione non riconosce le differenze di sesso, razza, religione e stato sociale ed è l’antitesi del conformismo perché si nutre della circolazione di idee e della condivisione. La rete ne è un esempio costante: le relazioni online alimentano logiche cooperative e paritarie che consentono al valore di emergere superando barriere di accesso altrove dure a estinguersi. “Il compito di un paese moderno e avanzato non è supportare i cittadini soltanto nelle loro debolezze e fragilità, ma anche nelle loro ambizioni e potenzialità” (Irene Tinagli, Talento da svendere).

Ø innovazione per dare spazio ai giovani
Investire sulle giovani generazioni è una scelta strategica per innovare nel lungo periodo e cambiare radicalmente un Paese che ha una delle classi dirigenti più anziane d’Europa. Chi lavora nell’ambito della ricerca scientifica sa bene come molto spesso i lavori più innovativi vengono prodotti quando si è giovani: innovare vuol dire mettere i giovani talenti in condizione di dare il meglio nel momento nel quale sono maggiormente attivi. Qui le scorciatoie non pagano: portare pochi giovani ai posti di comando come simboli di un rinnovamento solo di facciata è una strada che non conduce da nessuna parte. Al contrario il ruolo della politica è cruciale nell’affermare una cultura diffusa che metta al centro il sostegno all’autonomia dei giovani e la crescita della loro capacità di pianificazione.




2. le priorità per i cittadini e le imprese (settori di intervento)



Ø salute

  • La sanità è un settore su cui anche minimi recuperi possono costituire un enorme risparmio per l’intero bilancio pubblico. In tal senso, costituisce un mistero il motivo per cui in Italia non si siano attuate politiche di innovazione coerenti e attente in questo settore nel quale, al contrario, ostacoli a livello regionale (inesistente coordinamento degli investimenti in innovazione con conseguenti diseconomie di scala) e centrale (mancata attivazione dei DRG relativi alla telemedicina) sembrano rispondere più a interessi parziali che a quelli collettivi. E’ fondamentale quindi che, a livello centrale, si attivino i DRG necessari al pieno dispiegamento dei sistemi di telemedicina e si definisca un piano centrale, concordato con le Regioni, per l’informatizzazione dei sistemi sanitari (dai CUP ai sistemi contabili), calcolando a priori le economie ottenibili ed evitando la polverizzazione degli interventi.

Ø mobilità

  • Uno dei settori più importanti su cui questo nuovo paradigma può essere applicato è quello della mobilità. Il nostro Paese ha una grande necessità di razionalizzare i flussi di mobilità, su gomma e rotaia in primo luogo, e ciò può essere compiuto attraverso l’attivazione di avanzati servizi di informazione. In questo settore, inoltre, l’Italia ha una tradizione di ricerca e di impresa innovativa che potrebbe costituire un punto di partenza competitivo. L’infomobilità è uno dei settori su cui il made in Italy può esprimere grande creatività e in cui possono trovare punti di incontro il sistema della ricerca e quello delle imprese se opportunamente governati dal settore pubblico.

Ø energia e ambiente

  • Lo stesso ragionamento fatto per l’ambiente può essere ripetuto per l’energia; le nostre città sono ricche di infrastrutture fisiche sulle quali basterebbe poggiare pannelli solari dell’ultima generazione (film) per produrre grandi quantitativi di energia a basso costo (un progetto era stato fatto per i gazometri di Roma). Anche quest’area necessita incentivi forti ma strutturati, in modo da favorire la creazione di sistemi territoriali in cui amministrazione, impresa e ricerca possano cooperare, ognuno col suo ruolo, a dar luogo a soluzioni innovative

Ø green ICT

  • Il green ICT è uno dei temi più caldi a livello globale. In Italia se ne parla pochissimo, ma il risparmio energetico che le nuove tecnologie possono avere nella costruzione di case sostenibili (LEED), sul modello di quanto fatto da noi dalla Provincia di Trento, sul controllo dei livelli di inquinamento urbano, sul recupero e sul riutilizzo dei materiali, persino sullo smaltimento e il riciclaggio dei rifiuti, è incalcolabile. Anche in questo settore è fondamentale che si promuova e si coordini il lavoro della ricerca, si mettano a fattor comune le iniziative locali e si stimoli l’impresa innovativa, studiando anche un sistema di incentivi che possa attivarsi quando tutte e tre questi attori siano coinvolti.

Ø telelavoro

  • Il telelavoro è stata una grande speranza incompiuta: forse era troppo presto. Oggi internet, la banda larga, la connessione sempre e ovunque con una pluralità di strumenti, rende questa prospettiva nuovamente attuale. Ovviamente, il telelavoro ha un impatto su ambiente ed energia, su mobilità e sanità, sugli orari della città e sulla qualità della vita. Questo senza diminuire la produttività. Pensare politicamente ad una grande rivoluzione in questo senso è un sogno che ha ampi elementi di concretezza. E potrebbe essere davvero il motore di una grande (e semplice) rivoluzione ideale.

Ø accessibilità

  • L’accessibilità è un’area su cui la ricerca in Italia ha avuto e ha tuttora una sua specifica rilevanza. Ciò non riguarda solo le persone diversamente abili (le quali, d’altronde, sono le principali interessate e sono spesso protagoniste della ricerca), ma tutti i cittadini che possono essere interessati da limitazioni temporanee o croniche e che, per tale ragione, non possono fruire di servizi essenziali. L’accessibilità, dunque, oltre ad essere l’area su cui si esprime la civiltà di una comunità e la sua capacità di pensare a tutti, è anche un’area dell’innovazione all’interno della quale insistono campi fondamentali per la ricerca come la domotica, il riconoscimento automatico, i percorsi intelligenti, la telesanità. Investire in ricerca per l’accessibilità costituisce dunque una delle chiavi più importanti per costruire sistemi competitivi nazionali: la fase 2 di Industria 2015 dovrebbe prevedere una specifica area a questo dedicata.

Ø sicurezza

  • Le tecnologie possono fare per la sicurezza molto più di quello che può fare il dispiegamento dell’Esercito nelle periferie. In molte città all’estero i sistemi di identificazione, i meccanismi di alert, la copertura delle zone critiche hanno permesso di aumentare la sicurezza dei luoghi pubblici. Anche in quest’area, le possibilità di grandi sviluppi sono determinate da due fattori: l’incentivazione della ricerca di nuove tecnologie per la sicurezza e l’integrazione dei sistemi informativi (cooperazione applicativa dei sistemi della sicurezza)

Ø Turismo

  • In un’economia globalizzata il settore turistico è oggi per il nostro Paese una leva di sviluppo formidabile. Per valorizzare le bellezze del patrimonio è essenziale prevedere molteplici modalità di fruizione turistica, al fine di intercettare vecchi e nuovi viaggiatori, tra i quali emergono nicchie di turisti alla ricerca di esperienze sempre più specifiche. L’innovazione tecnologica si rivela un potente alleato nella messa a punto di un’offerta turistica di qualità: dallo sviluppo di un turismo sostenibile alla valorizzazione delle culture locali, dalla pianificazione di sistemi di mobilità intelligente alla produzione di materiale informativo aggiornato.


Ø beni culturali

  • Le nuove tecnologie interattive, multimediali e personalizzabili offrono inedite opportunità per mappare l’intero patrimonio culturale nazionale. In particolare favoriscono la tutela dei beni culturali immateriali in ottemperanza a quanto previsto dalla Convenzione UNESCO (recepita dal Parlamento italiano nel 2007). Si tratta di temi d’avanguardia che l’Italia deve strategicamente presidiare al fine di valorizzare al meglio, e in modo nuovo, l’immenso patrimonio artistico di cui dispone.



3: le condizioni abilitanti


Ø la pa digitale e l’e-gov

  • Il settore pubblico, in particolare l’amministrazione locale, può costituire un motore per l’innovazione stimolando lo sviluppo del tessuto produttivo innovativo locale e saldando le iniziative coi poli di ricerca del territorio. La Pubblica Amministrazione centrale, dal canto suo, spende due miliardi di euro l’anno e i risultati non sembrano essere confortanti: appare evidente che essa dovrà operare in modo maggiormente coordinato: in tal senso, sul modello di quanto Obama si accinge a fare negli USA, riteniamo sia fondamentale attivare sino da subito la figura del CIO (Chief Information Officer) della Pubblica Amministrazione Centrale
  • La semplificazione del settore pubblico è un’area su cui il vantaggio italiano della fine degli anni ’90 (leggi Bassanini) si e’ progressivamente eroso; d’altronde, l’innovazione e la semplificazione sono due facce della stessa medaglia e vanno viste come processi paralleli: gli insuccessi dell’una si riflettono specularmente sugli insuccessi dell’altra. L’apparato legislativo è completo: non serve legiferare, ma solo applicare in modo cogente le norme già esistenti. E’ quindi opportuno che venga definito un nuovo e decalogo di azioni per la semplificazione (dall’attivazione del protocollo all’uso della firma digitale, ai servizi online effettivamente utilizzati, alla piena applicazione dell’autocertificazione) e un corrispondente sistema sanzionatorio. Vanno inoltre attivate tutte le azioni per automatizzare senza “alternative cartacee” procedure che già consentano un alto livello di automazione, a partire dal sistema degli appalti pubblici, per proseguire con i sistemi di fatturazione
  • E’ inoltre necessario ridare slancio al grande progetto di cooperazione applicativa senza il quale l’amministrazione si troverà sempre in una situazione di frammentazione di dati e di funzioni che la renderà, anche di fronte al cittadino, più simile ad un sistema di entità slegate che non, come dovrebbe essere, ad un’entità unica che offre servizi integrati.
  • Oltre alla semplificazione delle procedure burocratiche e delle attività tipiche del settore pubblico, bisogna pensare ad una nuova frontiera dell’e-government inteso come ruolo del settore pubblico nella società dell’informazione nel suo complesso. Se, dunque, ci si astrae da un’amministrazione concepita meramente come complesso di atti formali, ma la si pensa sempre di più come un sistema di servizi pubblici (a livello centrale e, ancora di più a livello locale), appare evidente che l’e-government coincide sempre di più con la capacità di incidere, da parte del settore pubblico, sulla qualità della vita quotidiana dei cittadini mediante l’applicazione delle nuove tecnologie dell’informazione e della conoscenza.

Ø la larga banda e l’infrastruttura di rete

  • Va preliminarmente detto, che senza un grande investimento in banda larga, non sarà possibile rendere concrete le azioni innovative che si ritengono necessarie per la competitività e lo sviluppo del Paese. Questo significa che va in primo luogo risolta la situazione che concerne la proprietà della Rete, avviando, da subito, il processo di separazione dell’infrastruttura e negoziando con il sistema regionale le azioni su cui impegnare le risorse previste dal decreto fiscale. Nel contempo vietando espressamente, anche mediante iniziative legislative, investimenti in infrastrutture da parte degli enti locali, al di fuori di quelle che rientrino in un programma concordato nell’ambito del sistema delle Conferenze. Infine è necessario dare impulso ad iniziative di legge che permettano l’utilizzo diffuso delle tecnologie wi-fi e la possibilità di sfruttare la grande potenzialità delle mesh network anche a livello locale, sempre nel quadro di iniziative volte a realizzare economie di scala.

Ø la governance dell’innovazione (in generale e nella PA)

  • Un ultimo elemento è rappresentato dalla governance dell’intero sistema. Partendo dalla delega che il decreto fiscale attribuisce al Min. della Funzione Pubblica in merito alla ristrutturazione del CNIPA (oltre che di Formez e SSPA); riteniamo che sia necessario in primo luogo fare in modo che la deriva del sistema registratasi negli anni scorsi sia riportata ad una visione unitaria, eliminando le sovrapposizioni di competenze, e fissando obiettivi strategici realizzabili, concreti e misurabili. Si ritiene, infine, che il CNIPA, in questa fase, debba avere come sua precipua attività quella di supportare l’amministrazione pubblica centrale e locale sotto il profilo tecnico, limitandosi a dare pareri (anche vincolanti) sulle gare a contenuto informatico, nonché redigendo e mantenendo le regole tecniche così come previsto dal Codice dell’Amministrazione Digitale. E’ infine importante che, a fronte di questo, si nomini un CIO della Pubblica Amministrazione centrale a cui riportino i sistemi informativi delle diverse strutture centrali (vedi sopra) che sia in grado di armonizzare gli interventi, effettuare cospicue economie di scala e definire obiettivi nazionali. Di converso, il Dipartimento Innovazione Tecnologica dovrà attuare gli indirizzi sull’innovazione forniti dall’autorità politica operando anche nell’allocazione delle risorse
  • La governance dell’innovazione non è costituita però solo dagli strumenti operativi, ma anche e soprattutto dalla volontà e dalla focalizzazione della classe di governo sui processi di modernizzazione del Paese. Per questa ragione è necessario che l’innovazione, proprio in quanto area trasversale che ha la possibilità di incidere in modo decisivo su molte aree, abbia una legittimazione politica e istituzionale come è avvenuto in passato in altri Paesi e come, da noi, sta avvenendo in alcune realtà locali con eccellenti risultati (vedi Provincia di Roma). Abbiamo auspicato in tempi passati l’innovazione (ivi compresa la parte relativa alle imprese e alla ricerca), a livello di governo centrale, dovesse essere esclusivamente delegata ad un Vicepresidente del Consiglio; siamo ancora convinti che questa ipotesi sia sostenibile per una governante forte del sistema. E’ però importante che tale prospettiva sia prima di tutto sperimentata sui livelli territoriali e che l’indirizzo per le amministrazioni locali vada nella stessa direzione, suggerendo che le competenze e le risorse sui sistemi di innovazione facciano parte delle deleghe del Presidente della Regione, della Provincia o del Sindaco, che quindi rientrino a pieno titolo in una strategia “trasversale” al fine di determinare le scelte e gli indirizzi in tutti i settori dell’ammInistrazione.

Ø l’innovazione per lo sviluppo delle economie territoriali

  • Appare ovvio da quanto detto sopra che il luogo privilegiato su cui progettare gli sviluppi innovativi del Paese è il territorio. La maggior parte delle azioni innovative oggi viene svolta dalla Regioni, dalle Province, dai Comuni: è mancata molte volte la capacità di governare questi processi e di renderli parte di un sistema nazionale. Uno degli obiettivi prioritari e fare in modo che il dialogo coi territori venga considerato primario nella costruzione di un programma per l’innovazione.
  • Accanto a questo, un ruolo fondamentale, peraltro, è giocato dal contesto urbano, in particolare dalle città metropolitane: è nella città che la persona, il cittadino, assume il ruolo di utente finale di sistemi che sono indirizzati a migliorare la fruibilità e la qualità del contesto che lo circonda; per l’appunto, mobilità, sicurezza, ambiente, sanità, accessibilità…. Appare dunque di cruciale importanza inserire questo approccio basato sull’innovazione come motore dello sviluppo locale anche all’interno della revisione attualmente in corso della Carta delle Autonomie

Ø la politica della ricerca

  • La ricerca ha un ruolo importante e trasversale in ognuna delle azioni per l’innovazione che si ritengono fondamentali per il Paese. Ma sarebbe un errore considerarla come un settore a parte, dotato di autonomia totale: non esiste innovazione senza una saldatura tra il sistema della ricerca e quello dell’impresa; il tutto deve poi essere miscelato e promosso sul territorio dal settore pubblico. In questa alchimia sta la chiave dell’innovazione. E’ quindi necessario che gli incentivi alla ricerca tengano sempre presente questo aspetto sistemico e siano mirati a far rientrare anche il sistema universitario nel quadro dei processi produttivi del Paese.

Ø la politica industriale dell’innovazione

  • La grande prospettiva che il programma Industria 2015 aveva creato, sembra tramontare a causa delle emergenze finanziarie di questo ultimo periodo. Sarebbe però sbagliato pensare che i tagli sui fondi destinati allo sviluppo siano senza conseguenza. E’ dunque necessario attivare un tavolo bipartisan che ne ridefinisca gli obiettivi e articoli delle proposte per la fase successiva nell’ambito di un sistema di risorse consolidato



4: conclusioni e ruolo del PD



Ø alleanze

  • le molte associazioni che operano nell’area dei contenuti della società dell’informazione sono una risorsa importante che, in questo settore più che in altri, produce idee e contenuti che la politica non può continuare ad ignorare. E’ quindi proprio nella logica della Rete che il programma politico dovrà essere il frutto di un continuo e approfondito confronto che tenga conto e sintetizzi tutte le posizioni, le lasci costantemente aperte e soggette a modifiche.
  • È importante attivare una nuova relazione con il mondo del lavoro e in particolare con i sindacati che, in molti casi, non hanno mostrato di avere una sufficiente capacità di gestione delle nuove modalità di organizzazione del lavoro e di articolazione delle professionalità che la società della conoscenza ha generato.
  • Ciò vale anche per quanto riguarda altre forze politiche: l’innovazione è una grande prospettiva per il Paese; la responsabilità di una forza di progresso come il PD di fronte al Paese, non è solo quella di affermarsi elettoralmente sulla base di un programma di parte, ma soprattutto di creare una sensibilità politica diffusa, di generare una trasformazione culturale profonda e duratura che dia gambe alla capacità dell’intero sistema dell’innovazione.

Ø percorso

  • il Laboratorio dell’innovazione del PD, assieme al Forum per l’innovazione e a tutte le associazioni che parteciperanno al percorso di elaborazione contenutistica, si pone l’obiettivo di supportare il governo ombra nella attuazione di politiche dell’innovazione, ma soprattutto di avviare un profondo rinnovamento politico interno al PD, basato sui contenuti e su una nuova prospettiva politica ed ideale
  • a tal fine si ritiene che tale documento costituisca la base della discussione da proseguire in tutte le sedi che il PD potrà mettere a disposizione, a partire dalla Conferenza Programmatica, per arrivare agli appuntamenti congressuali, anche a livello locale
  • l’iniziativa politica che il Laboratorio dell’innovazione attiverà, sarà principalmente rivolta a rimettere in rete associazioni e territori e stimolare il dialogo con la politica