Cittadinanza Digitale – il diritto alla formazione

“perché sia garantito un uso efficace dei servizi e delle informazioni tramite Ict, un apprendimento permanente e personalizzato, un’alfabetizzazione tecnologica diffusa attraverso l’uso quotidiano delle tecnologie nelle scuole, la disponibilità di archivi delle ricerche, delle pubblicazioni e dei corsi per l'autoformazione dei cittadini prodotti con i contributi pubblici da parte delle università e delle istituzioni culturali”
dal Manifesto per la Cittadinanza Digitale

L’affermazione dei diritti (e dei doveri) della cittadinanza digitale comporta l’acquisizione delle competenze digitali necessarie da parte dei cittadini.
Non semplice alfabetizzazione informatica, ma competenze digitali. Le competenze digitali sono quelle che consentono di muoversi nella rete con la stessa cognizioni con cui ci si muove nei luoghi “non digitali”.
La definizione unanimemente adottata è quella proposta dall’Unione Europea:
la competenza digitale consiste nel saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informazione (TSI) per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione. Essa è supportata da abilità di base nelle TIC: l’uso del computer per reperire, valutare, conservare, produrre, presentare e scambiare informazioni nonché per comunicare e partecipare a reti collaborative tramite Internet

Questo significa sviluppare nei cittadini la capacità di
§ saper esplorare ed affrontare in modo flessibile situazioni tecnologiche nuove;
§ saper analizzare, selezionare e valutare criticamente dati e informazioni;
§ sapersi avvalere del potenziale delle tecnologie per la rappresentazione e soluzione di problemi e per la costruzione condivisa e collaborativa della conoscenza;
mantenendo la consapevolezza della responsabilità personali, del confine tra sé e gli altri e del rispetto dei diritti/doveri reciproci.

In questo senso, la competenza digitale è essenziale per esercitare appieno i propri diritti di cittadinanza e senza di essa i cittadini sono costretti a delegare l’interazione digitale ad un mediatore, incapaci di interagire con la comunità in modo autonomo.
Questo, oggi, sta avvenendo per circa metà della popolazione italiana, per cui diviene necessario lanciare una grande campagna di alfabetizzazione/formazione digitale.

Ciò significa investire prima di tutto nella Scuola, perché sia veicolo primario di questa competenza digitale, e nei giovani, “nativi digitali”, che possono essere propagatori della loro competenza. Significa pensare ad una rete di supporto sul territorio, facilmente accessibile e non temporanea, basata su Punti di Accesso Pubblici ad Internet che non sono semplici luoghi dove allocare dei computer connessi in rete, ma centri di sviluppo del territorio: “Questi centri svolgono molteplici ruoli nel sostenere lo sviluppo del capitale sociale, culturale ed economico della comunità” (Supporting Digital Literacy Public Policies and Stakeholder Initiatives – EU 2009 – Danish Technological Institute).

Soprattutto, bisogna abbandonare la strada dei progetti isolati, del volontariato, dei risultati anche di eccellenza ma che non cambiano la situazione generale.



Proposte operative

  • Definire un sistema di monitoraggio nazionale sul grado di alfabetizzazione digitale (di primo, secondo e terzo livello)
  • Sviluppare un programma pluriennale nazionale per lo sviluppo della competenza digitale in cui inquadrare tutte le iniziative qui di seguito elencate, rivolte ai tre livelli di alfabetizzazione digitale
  • Promuovere nelle Scuole lo sviluppo delle competenze digitali come parte integrante del curricolo formativo, attraverso l’uso quotidiano delle nuove tecnologie, e lo sviluppo di progetti di cittadinanza attiva per giovani cittadini che usano le tecnologie;
  • Sviluppare una rete nazionale delle conoscenze: in collaborazione con Università e Istituti di Ricerca, realizzare un sistema di portali che agevoli l’accesso su diversi temi, rendendo sempre più semplici ed immediati da fruire e condividere contenuti e conoscenze e costruire le condizioni per rendere disponibili archivi di ricerche, pubblicazioni, contenuti, esperienze;
  • Realizzare strumenti per l’autoformazione sui diversi livelli di alfabetizzazione, utilizzando modalità multimediali, come ad esempio:
    • Un sito di aiuto all’accesso, seguendo l’esempio degli UK Online Centres and myguide;
    • Programmi ad hoc sulle reti RAI (secondo le metodologie della formazione a distanza) identificati come servizi di pubblica utilità (e quindi non estemporanei);
  • Promuovere la distribuzione sul territorio di punti di accesso pubblici (oltre le Biblioteche di quartiere, che lo diventano necessariamente) che soddisfino i seguenti requisiti (seguendo anche le indicazioni del progetto UE E-Citizen e le prime esperienze nazionali – vedi Lazio E-Citizen):
    • Supportino alla copertura del territorio (identificazione di un bacino di utenti non altrimenti coperto);
    • Siano presenti facilitatori/assistenti per i diversi segmenti di utenza;
    • Utilizzino collaborazioni con le scuole e/o con le università (per l’organizzazione, per le metodologie, per il tutoring);
    • Si basino su una definizione di piani di formazione differenziati per target di utenti;
    • Puntino alla sostenibilità/autosufficienza economica (vedi le “raccomandazioni” del Danish Technological Institute per conto della UE);
ed istituire un registro pubblico dei Punti di Accesso Pubblici, con monitoraggio della qualità dei servizi e del contributo alla riduzione dell’analfabetismo digitale.

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