L’informazione pubblica
La cittadinanza digitale è figlia di profondi mutamenti a livello culturale che vanno molto oltre la diffusione delle tecnologie. Questo vale anche nel modo in cui i cittadini si interfacciano con la PA, che dispongono adesso di strumenti per la partecipazione all’amministrazione pubblica. Proprio come avviene per i nuovi contenuti della rete, anche nelle comunicazioni tra PA e utenti occorre tenere a mente che questi ultimi non si accontentano più del ruolo di passivi destinatari di contentui informativi generici, ma possono diventare soggetti attivi, che vogliono un’informazione completa e tempestiva ma anche personalizzabile e condivisibile. Un cittadino, quindi, che contribuisce al flusso informativo con la PA, agendo anche come produttore di infromazioni.
L’informazione che ha nella PA la sua fonte principale necessita di un aggiornamento che sia il più rapido possibile. Un’informazione 2.0. completa, tempestiva e personalizzabile non è più una questione legata al format attraverso cui veicolare le informazioni(come dirette delle sedute, o tg informativi su iniziative e scadenze, testi scaricabili con informazioni varie inerenti la vita di un’amministrazione).
Le ICTs operano una vera rivoluzione soprattutto sui contenuti, e soprattutto forniscono nuovi strumenti per elaborarli e condividerli, attivando così nuovi mecccanismi per la partecipazione del cittadino.
Non tutta la Pubblica Amministrazione, però, sembra avere colto la portata di questi cambiamenti.

Informarsi con i dati
Ogni cittadino italiano, in verità, contribuisce costantemente ad arricchire un immenso patrimonio di dati e informazioni. Queste vengono raccolte dallo stato e conseguentemente dalle amministrazioni, che li utilizzano come base per il funzionamento della macchina statale oltre che per avviare iniziative a carattere locale e nazionale.
Si tratta di un patrimonio decisamente articolato, in cui informazioni di natura fisca, sanitaria e urbanistica si incrociano con dati personali anche molto sensibili inerenti a attività lavorative, esperienze personali, percorsi di vita.
Il cittadino si trova in una duplice posizione: quella del fornitore dei dati che verranno elaborati e aggragati, nonché di utente che riceve informazioni, sia in merito alle attività della Pubblica Amministrazione sia utilizza poi questi dati anche come semplice fonte di informazione sul mondo che lo circonda, nonché come cartina tornasole del contesto sociale in cui vive, conseguenza diretta della qualità del modo in cui lavorano classi dirigenti e amministrazioni pubbliche.
Nel nostro paese, tuttavia, il tema dei “dati” e delle informazioni fornite alla pubblica amministrazione è da sempre oggetto di analisi e accesi dibattiti. La Pubblica Amministrazione, infatti, tende a considerare il dato come una propria preziosissima proprietà, agendo in netta contraddizione col principio di l’interoperabilità tra enti diversi, un obiettivo ben lontano dall’essere raggiunto. Ciò spiega perchè il principio secondo il quale ogni cittadino dovrebbe fornire i propri dati alla PA una sola volta (delegando a questa il compito di condividere l’informazione con altri enti) è tutt’altro che una realtà.

Nuove forme di informazione per la trasparenza
Il cittadino è il proprietario del dato che lo riguarda, quindi la PA deve impegnarsi a fornire strumenti attraverso cui il cittadino può raccogliere l’infinita varietà di informazioni che lo roguardano. Non si tratta di un problema banale, ma nelle sue soluzioni più avanzate consentirebbe di ridurre la frequenza con cui è necessario rivolgersi alle amministrazioni.
I database delle amministrazioni costituiscono un potente strumento di studio e valutazione del contesto socuiale in cui si vive. Le amministrazioni devono permettere un acesso agevole a questi studi, lasciando ai cittadini la facoltà di manipolarli.
Oggi esistono portali che permettono di accedere a dati di diversa categorie lasciando ai cittadini la possibilià di georeferenziarli a piacimento, incrociandoli. Esempio tipico di questo tipo è il portale Data.gov, del Governo degli Stati Uniti d’America. È sicuramente un nuovo modo di informare i cittadini fondato sul principio del “right to Know”, un modus operandi che in Italia stenta a decollare.

Il controllo delle informazioni
Quello che sembra spaventare le amministrazioni è la perdita di controllo sulle informazioni. È necessario accettare la perdita di controllo totale che si ha sulle informazioni, perché oramai gli utenti sono abituati a poter manipolare servizi, contenuti, informazioni.
I cittadini dovrebbero poter utilizzare i database delle PA come la fonte di massima autorevolezza e neutralità. Coloro che invece non posseggono competenze informatiche avanzate devono potere trovare le informazioni con facilità, ordinate secondo ontologie chiare, logiche e accessibili anche da terminali e device diversi, come palmari e personal computers non necessariamente di ultima generazione.
È chiaro che quelo che appare più che urgente è la necessità di cambiare mentalità, passando dalla cultura della ”protezione” a quella della “donazione” e della fiducia: una piccola rivoluzione necessaria per l’emergere di una nuova forma di cittadinanza informata, attiva e consapevole.

Strumenti operativi
I dati non bastano. È necessario che questi siano disponibili in formati aperti, liberi, riutilizzabili e reperibili con facilità. L’usanza di rendere scaricabili testi in formato PDF non è più sufficiente. Bisogna andare oltre dati numerici, tabelle, testo, immagini e grafici, puntando lo sguardo verso come questi possono essere riutilizzati, trasformandosi in potenti strumenti di diffusione orizzontale delle informazioni.
Un diffuso utilizzo di formati di questo tipo è un obiettivo raggiungibile con uno sforzo minimo, e potrebbe comportare anche un risparmi economico non indifferente poi in genere si tratta di formati open.
I dati devono poi essere facilmente reperibili in rete. Bisogna quindi evitare l’utilizzo di sistemi (come i file robots) che impediscono l’indicizzazione dei documenti.
Ovviamente la PA deve accettare il rovescio della medaglia: i dati sono liberi e accessibili, e i cittadini potranno riutilizzarli, informandosi e informando.
Queste osservazioni devono applicarsi a qualsiasi tipo di contenuto sia esso un video, un file audio, analisi di settore. Informazioni alle quali i cittadini devono potere accedere e devono potere riutilizzare, semplicemente perché è loro diritto.

Azioni per un’informazione completa e aggiornata:
- permettere l’accesso a tutti i dati personali raccolti dalle amminstrazioni nel corso degli anni mediante l’attivazione di pagine web, portali e servizi dedicati che implementino strumenti e potenzialità del web 2.0;
- diffondere l’adozione di formati aperti per quanto riguarda la documentazione prodotta dalla PA;
- garantire l’accesso al patrimonio di materiale informativo prodotto con i dati degli utenti, specialmente quello inerente ambiti sensibili (finanza, sanità, giustizia);
- definire con chiarezza gli atti della PA che i cittadini devono potere monitorare e facilitare il loro reperimento e la loro indicizzazione: sedute consiliari, destinazione dei fondi, studio sul territorio su tematiche sensibili;
- porre massima attenzione alla multicanalità, intesa come via necessaria per una diffusione tempestiva e capillare delle comunicazioni e delle informazioni al cittadino.

Azioni per una diffusione delle informazioni in ottica 2.0:
- utilizzare formati aperti che consentano di lavorare sui documenti e integrare informazioni diverse;
- Agevolare il ricorso a licenze di tipo Creative Commons nei prodotti della PA;
- creare piattaforme, anche gestite a livello locale, dove i cittadini possano interagire sia coi dati che tra di loro, collaborando e instaurando un continuo confronto con la PA;