Il diritto all’Accesso
Al di là del sistema economico e di mercato che vi ruota attorno, esiste un filo conduttore più profondo che muove l’innovazione tecnologica. Perché l’innovazione sia vera e diffusa è necessario che questa sia rivolta verso uno scopo specifico, ossia il miglioramento delle condizioni di vita di ognuno di noi.
Questo vale non solo per le piccole innovazioni, che silenziosamente entrano a far parte del nostro quotidiano e lentamente mutano le abitudini di vita delle persone, ma soprattutto per cambiamenti di più ampia portata, che nelle loro accezioni più invasive modificano sistemi e modus operandi, trasformando la percezione che l’uomo ha di se stesso, delle proprie potenzialità, della propria sfera personale e sociale. Questo è particolarmente vero per le tecnologie dell’ICT, i cui impatti sulla vita degli individui sono forse senza precedenti innovando le dinamiche lavorative, le relazioni sociali, il tempo libero degli individui, permettendo ai propri utenti percorsi di ricerca e informazione finalmente autonomi e indipendenti.
In questo scenario appare chiaro come riconoscere l’accesso alla rete come diritto universale vuol dire garantire ai cittadini l’accesso a un vastissimo patrimonio di informazioni e strumenti. La responsabilità dei governi nel garantire tale nuovo diritto è tutt’altro che marginale.
La rete non è più da intendersi come una semplice infrastruttura, né come un servizio. La Rete è un diritto, così come è un diritto avere un’identità digitale con cui accedere a servizi e informazioni, interfacciarsi con gli altri, operare azioni che non rimangano in una dimensione virtuale ma che abbiano reale attuazione anche nella via reale degli individui.
Se la rete è un diritto, allora è compito dei governi attuare politiche che ne permettano l’esercizio.
Gli ultimi anni stanno vendendo una sempre maggiore diffusione di politiche di e-Governmment, sebbene secondo tempi e modalità molto diverse da stato a stato.
Il successo di queste politiche è strettamente in relazione con i livelli di alfabetizzazione della popolazione. Politiche di e-Government intelligenti fanno da motore a un sempre maggiore utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei cittadini, che possono quindi utilizzare nuovi servizi, con immediato beneficio. Un utilizzo diffuso dei servizi online spingerà a sua volta la domanda di nuovi servizi, in un circolo virtuoso che vedrà crescere di pari passo domanda e offerta. Per le immediate ricadute che tale processo potrà avere sulla qualità della vita delle persone e sulle riorganizzazioni delle amministrazioni ad essa conseguente, non si può delegare il diritto all’accesso ai soli gestori della Rete. Alla base della catena non vi deve essere solo il “cliente”, ma il cittadino. Operatori e amministrazioni devono operare insieme

Il contesto italiano
In un panorama europeo che vede l’informatizzazione della popolazione in graduale crescita, il contesto italiano è ancora caratterizzato da forti criticità.
Nonostante l’Italia sia in linea con paesi come Francia, Germania, Regno Unito per elevato peso del terziario sull’economia e nel tessuto produttivo nazionale, stile di vita e abitudini di consumo, lo stesso non si può dire per dati come la penetrazione della rete nelle famiglie, dove la nostra posizione è più vicina a quella dei paesi dell’allargamento (Romania, Bulgaria, Cipro).
La diffusione della banda larga nel territorio vede ancora uno sviluppo a macchia di leopardo, con differenziazioni molto marcate tra centri urbani, aree metropolitane e zone periferiche.
L’analisi del tasso di penetrazione della banda larga nel territorio deve operare dei distinguo: se è vero che la penetrazione della banda larga di prima generazione (con ampiezza di banda nominale fino a 6 MBps) è in costante crescita, la diffusione della Banda larga di seconda generazione (con capacità fino a 20 Mbps) supera di poco la copertura del 60% del territorio, con notevoli differenze territoriali.
Se analizziamo invece la penetrazione di Internet tra le famiglie, in Europa il trend è in rapida accelerazione, con un aumento di oltre 15 punti percentuali dal 2006 al 2009. Ancora una volta, il nostro paese rimane indietro, con una penetrazione del 53%.
Per quanto questo dato andrebbe arricchito con il crescente numero di connessioni in mobilità, è pur vero che tale trend è al momento da attribuire a particolari cluster sociali (principalmente giovani e professionisti) che di per se sono già fruitori abituali della Rete.
Metà delle famiglie italiane, ad oggi, non annovera la banda larga tra i media di uso abituale, manifestando una comprensione solo parziale delle ricadute che questo comporta.
Le motivazioni che portano a un così basso livello di accesso sono da ricercarsi in diversi fattori: costo, poca familiarità, insicurezza e assenza di infrastrutture.
Una politica di e-government che miri a il più elevato livello di inclusione sociale non può sottrarsi dall’affrontare queste problematiche, la cui risoluzione appare oggi condizione essenziale per poter sperare in un coinvolgimento della popolazione tale da dar la spinta all’ideazione e alla fruizione di servizi realmente innovativi.

Accessibilità dei servizi
L’abbattimento di limiti strutturali non può che giovare all’attuazione di nuove politiche orientate all’inclusione sociale.
La recente indagine Eurostat mostra quali siano le categorie che si mostrano maggiormente ostili al cambiamento. Gli indicatori a riguardo sono di diversa natura: socioeconomico (come età, titolo di studio, condizione professionale, reddito), geografico (nord/centro/sud, città/piccolo centro).
L’indagine mostra quanto categorie come casalinghe, anziani, giovani immigrati e giovani a bassa scolarizzazione siano le categorie che più di tutte sembrano opporre resistenza ai nuovi media digitali.
A queste categorie si affianca quelle dei portatori di handicap, per i quali l’accesso alle nuove tecnologie rappresenta una potentissima risorsa per il superamento di limiti fisici e sociali
Il potenziamento di azioni mirate a un maggior coinvolgimento di queste fasce appare dunque come un passo necessario.
Una rapida riflessione sull’accessibilità di siti e portali della Pubblica Amministrazione evidenza un panorama italiano ancora lontano dalla media europea. A 6 anni dall’entrata in vigore della legge Stanca, il panorama non è dei più incoraggianti. I siti della Pubblica Amministrazione sono troppi, e di questi nemmeno il 10% è in linea con i requisiti della legge Stanca.
Occorre attuare opere di riordino del panorama esistente, senza il quale si continuerebbe a offrire un panorama molto confuso di siti circa accessibili nei quali diventa impossibile far emergere servizi e prodotti innovativi di reale impatto sulla vita delle persone.

Nuove tecnologie
Politiche efficaci di e-Government devono sapere guardare oltre l’immediato. Se è vero che una Rete efficiente e diffusa è la base di partenza dell’innovazione, non bisogna commettere l’errore di guardare a Internet come l’unica strada da percorrere.
L’analisi del tasso di diffusione di device di nuova generazione mostra come il cellulare si presenti come la tecnologia al momento di maggior diffusione tra la popolazione del nostro paese.
Spinti dall’innovazione dei terminali e dalla possibilità di accesso alla rete (Wi-Fi interne o esterne, oltre che alla rete 3G), la Pubblica Amministrazione dovrebbe valutare il mobile come canale preferito per l’erogazione di particolari servizi (come quelli di natura informativa).
Il nostro paese ha già assistito alle false promesse del digitale terrestre, tecnologia che si è dimostrata sicuramente più adatta alla fruizione di forme innovative d’intrattenimento televisivo che all’erogazione di servizi di pubblica utilità. Occorre spingere le PA a introdurre servizi che vedano nella multicanalità una via da percorrere con assoluta priorità.


Proposte operative

Azioni per un’infrastruttura che garantisca un accesso universale:
- promuovere un’indagine sull’effettivo stato della penetrazione delle tecnologie ICT nelle famiglie (anche inserendosi nell’indagine conoscitiva della popolazione contestuale al prossimo censimento della popolazione);
- stimolare l’attuazione di azioni e iniziative di empowerment della domanda al fine di spingere gli utenti all’utilizzo di tecnologie innovative;
- valutare l’attuazione, limitata temente ad alcuni settori, di politiche di “forzatura”, per accelerare la migrazione verso nuove tecnologie specifiche;
- incentivare il ricorso a servizi in modalità online diversificandone il costo dallo stesso in modalità “live”;
- aprire un tavolo di discussione tra governo e operatori perché si attivino politiche di incentivazione e forte sconto per coloro che desiderino usufruire di servizi di banda larga;
- monitoraggio dello stato di diffusione dell’infrastruttura tecnologica in termini reali: quantificare l’effettiva ampiezza della banda larga, le effettive zone di copertura, l’effettiva penetrazione nelle famiglie;
- attuare politiche di cooperazione con gli operatori per una rapida copertura delle aree scoperte perché considerate a bassa densità di popolazione, stimolando il ricorso a tecnologie alternative anche dove questo appaia antieconomico;
- promuovere tavoli di discussione tra enti e soggetti impegnati in politiche di e-inclusion con lo specifico obiettivo di favorire lo scambio e la diffusione di best practice a livello nazionale e internazionale;
- promuovere il ricorso alle nuove tecnologie per creare piattaforme di condivisione della conoscenza e scambio di idee e best practice e favorire politiche di riuso.

Azioni per il superamento del digital divide sociale:
- campagne di informazione e sensibilizzazione “face to face” verso le fasce sociali a maggior rischio di ritardo e esclusione (anziani, giovani a bassa scolarizzazione, lavoratori prossimi al pensionamento, immigrati);
- realizzazione di sportelli unici per l’accesso ai servizi online con funzione di supporto iniziale, addestramento e help desk;
- avvio di azioni di formazione e aggiornamento su larga scala per gli operatori della Pubblica Amministrazione anche in modalità e-learning;
- dotare istituti scolastici, biblioteche e altre strutture comunali simili di almeno un’aula destinata al libero accesso alla rete e utilizzarla come spazio destinato anche ad attività didattiche specificamente destinate a categorie svantaggiate;
- attuazione di politiche di formazione all’uso delle nuove tecnologie fondate sulla mediazione familiare.

Azioni per una innovazione di sistema:
- sanzionare le Pubbliche amministrazioni ancora inadempienti su tematiche quali accessibilità e usabilità di siti Internet e qualità d’uso dei servizi;
- immediata chiusura dei portali in disuso, non aggiornati o non conformi alle direttive sull’accessibilità.
- emissione di un catalogo unico di servizi online minimi a disposizione per ogni cittadino secondo un modello ben definito (tipo di servizio, forniture, costi massimi sostenibili, Hw e Sw necessari) da considerarsi di obbligatoria adozione da parte elle Amministrazioni.