Laboratorio dell’Innovazione

Per una innovazione al servizio dei cittadini.
Lettera aperta ai candidati del centrosinistra alla Presidenza della Regione



Caro candidato
il Laboratorio dell’Innovazione ritiene che i temi dell’innovazione debbano acquisire una importanza centrale anche nei programmi di queste elezioni regionali, perché un approccio sistemico alle politiche dell’innovazione consente di affrontare allo stesso tempo ed in modo adeguato i nodi del lavoro, dell’ambiente, della qualità della vita dei cittadini.
L’arretratezza dell’Italia su questa area fondamentale per lo sviluppo economico rende, infatti, sempre più difficile la ripresa e la perdita di vantaggio competitivo e pertanto sempre più probabile l’impoverimento progressivo (anche in termini culturali e tecnologici).
Ma anche il basso incremento di innovazione è gestito in modo disorganico. Così, il tema del digital divide diventa oggi una questione di diritti civili, perché non accedere alla rete, non partecipare dei risultati dell'innovazione comporta la riduzione immediata dei diritti di partecipazione e cittadinanza.
Realizzare una piena cittadinanza digitale significa realizzare un quadro di sviluppo sociale che preveda una partecipazione sempre maggiore dei cittadini, come attori di questo percorso evolutivo, e a questo scopo puntare a migliorare ed innovare i processi e i prodotti/servizi pubblici.

Questa lettera vuole essere una proposta di riflessione comune ed insieme una richiesta di impegno da parte tua ad inserire questi temi come punti del tuo programma, potendo sempre contare sul contributo e sul supporto delle centinaia di aderenti al Laboratorio dell’Innovazione.



Il vecchio ed il nuovo: quale innovazione per i cittadini
Mentre perdura la crisi internazionale, abbiamo assistito, di fatto, all’abbandono da parte del governo dei temi dell’innovazione.
Mentre gli USA con Obama basano la ripresa economica e sociale sull’Istruzione e sulle Tecnologie, il governo italiano ha presentato un Piano egov 2012 senza visione d’insieme, senza risorse, e con una logica vecchia. Vecchi e timidi sono gli obiettivi (erano più ambiziosi quelli di Stanca di 10 anni fa), le iniziative sono presentate senza una prospettiva nuova, e in qualche caso promuovono anche una regressione tecnologica e culturale. Vecchia è anche la convinzione che tutto possa cambiare senza supporto e senza coordinamento, vecchia (oltre che pericolosa e in controtendenza) la scelta di puntare su poche grandi aziende come partner. Vecchia (anni Settanta) è l’enfasi sulla tecnologia senza politica, vecchia l’idea che non sia necessaria nessuna trasformazione sociale. Vecchio l’approccio alle grandi tematiche della rete e dell’accesso.
L’Italia ha bisogno invece di un salto progettuale che ponga le basi per una nuova fase del Sistema Paese e sfrutti appieno le potenzialità dell’innovazione tecnologica.
Per questo dobbiamo parlare di futuro, di una politica che metta al centro il sostegno all’autonomia dei giovani e la crescita della loro capacità di pianificazione. Una nuova fase dell’innovazione significa pensare ad una trasformazione sociale profonda, creare le premesse per una nuova classe dirigente di giovani amministratori, valorizzare le nuove generazioni, riconoscere che paradigmi e stili, esigenze e aspirazioni, stanno cambiando più velocemente di quello che la politica è al momento in grado di governare.
La nostra visione di innovazione è quella di una società che favorisca lo sviluppo sostenibile, la ricerca, lo scambio, la creatività, aperta alla collaborazione ed alla condivisione, in cui il valore supremo è la qualità della vita. Vogliamo scardinare l’attuale situazione di “sistema-Paese bloccato”, in cui la conservazione dello status quo passa attraverso il consenso populistico, la nomina per cooptazione, il sopravvento degli interessi specifici e personali su quelli collettivi: è il vecchio che vogliamo cambiare.
Il centrosinistra non è riuscito fin qui a sviluppare questa linea con l’adeguata determinazione, e non ha effettuato quel cambio di marcia che è necessario per l’Italia e che, solo, può portare i temi dell’innovazione al centro dell’azione politica. Ma sappiamo anche che non ci sono vie alternative.
Perseguire questa visione dell’innovazione richiede coraggio, comporta l’innovazione della politica, si fonda su un piano di sistema e può rendere l’Italia un Paese per giovani. Nuovi dentro.
Le regioni possono realizzare degli importanti passi in questo difficile percorso.

I diritti di cittadinanza e le cinque priorità __

L’innovazione non può che basarsi su un piano organico di sistema, in cui tutte le iniziative sono concepite e progettate per concorrere ad un obiettivo di miglioramento sociale, di qualità della vita, di partecipazione democratica.
L’innovazione deve fondarsi sul principio che l’accesso ai servizi della rete, che sostanziano sempre di più “l’essere cittadini” nella nostra società, è un diritto fondamentale. La cittadinanza digitale richiede l’affermazione dell’accesso alla larga banda come servizio universale. Il Laboratorio dell’Innovazione propone che le amministrazioni locali si facciano carico di attuare questo principio destinando adeguate risorse in una logica di gestione imprenditoriale, realizzando dove possibile una propria rete, rendendo disponibili hot spot per la copertura wi-fi del territorio urbano, realizzando punti di accesso pubblici assistiti in misura adeguata alle necessità della popolazione.
In questo quadro, il Laboratorio dell’Innovazione propone azioni ed investimenti a livello regionale che abbiano come obiettivo il miglioramento della qualità della vita e lo sviluppo del territorio. Individuiamo così cinque priorità di programma:
  1. la mobilità. Il nostro Paese ha una grande necessità di razionalizzare i flussi di mobilità, su gomma e rotaia in primo luogo, e ciò può essere compiuto attraverso l’attivazione combinata di avanzati servizi di informazione (infomobilità) e di un programma di diffusione innovativa del telelavoro. L’infomobilità è uno dei settori su cui il made in Italy può esprimere grande creatività e in cui possono trovare punti di incontro il sistema della ricerca e quello delle imprese se opportunamente governati dal settore pubblico. Il nuovo approccio al telelavoro deve partire dallo sfruttamento pieno della rete pubblica e integrare lo sviluppo dei Telecentri di quartiere con il telelavoro domiciliare e la diffusione del desk sharing su strutture già presenti, consentendo di promuovere la flessibilità del luogo di lavoro, oltre a costruire dei luoghi di accesso pubblici supportati

  1. l’energia e l’ambiente. La tutela del territorio, il controllo della qualità dell’aria, la gestione della mobilità, sono temi fondamentali per la cura dell’ambiente, che si basano sui principi dello sviluppo sostenibile e trovano nelle nuove tecnologie gli strumenti realizzativi più adeguati. In questo quadro, il tema energetico può essere affrontato opponendosi con risolutezza all’ipotesi di reintrodurre il nucleare e invece sviluppando il nuovo paradigma del “decentramento”, che si può concretizzare con semplici ed efficaci interventi sul territorio e in ambito urbano:
    1. dal punto di vista della produzione energetica le nostre città sono ricche di infrastrutture fisiche sulle quali basterebbe poggiare pannelli solari dell’ultima generazione (film) per produrre grandi quantitativi di energia a basso costo;
    2. dal punto di vista del risparmio energetico, il green ICT e le nuove tecnologie possono avere un importante ruolo nella costruzione di case sostenibili, sul modello di quanto fatto da noi dalla Provincia di Trento, sul controllo dei livelli di inquinamento urbano, sul recupero e sul riutilizzo dei materiali, persino sullo smaltimento e il riciclaggio dei rifiuti, è incalcolabile.
Quest’area necessita di incentivi forti e strutturati, in modo da favorire la creazione di sistemi territoriali in cui amministrazione, impresa e ricerca possano cooperare, ognuno col suo ruolo, a dar luogo a soluzioni innovative.

  1. la sicurezza. Le tecnologie possono fare per la sicurezza molto più di quello che può fare il dispiegamento dell’Esercito nelle periferie. In molte città all’estero i sistemi di identificazione, i meccanismi di alert, la copertura delle zone critiche hanno permesso di aumentare la sicurezza dei luoghi pubblici. Anche in quest’area, le possibilità di grandi sviluppi sono determinate da due fattori: l’incentivazione della ricerca di nuove tecnologie per la sicurezza e l’integrazione dei sistemi informativi (cooperazione applicativa dei sistemi della sicurezza)

  1. l’accessibilità, L’accessibilità è un’area su cui la ricerca in Italia ha avuto e ha tuttora una sua specifica rilevanza. Ciò non riguarda solo le persone diversamente abili (le quali, d’altronde, sono le principali interessate e sono spesso protagoniste della ricerca), ma tutti i cittadini che possono essere interessati da limitazioni temporanee o croniche e che, per tale ragione, non possono fruire di servizi essenziali. L’accessibilità, dunque, oltre ad essere l’area su cui si esprime la civiltà di una comunità e la sua capacità di pensare a tutti, è anche un’area dell’innovazione all’interno della quale insistono campi fondamentali per la ricerca come la domotica, il riconoscimento automatico, i percorsi intelligenti, la telesanità.

  1. la scuola e la formazione. È assolutamente indispensabile dare il via ad una trasformazione culturale di più ampio respiro in cui si ponga maggiore attenzione sulle conseguenze dell’informatizzazione e sulla sua gestione piuttosto che sull’utilizzo degli strumenti tecnologici. La scuola, in questo contesto, gioca un ruolo di primaria importanza, perché l’innovazione culturale richiesta dallo sviluppo della società in Rete si può costruire solo a partire da una profonda innovazione della didattica e dell’organizzazione scolastica, trasformando le naturali difficoltà in opportunità. Questo significa anche sviluppare il progetto delle Scuole del Futuro, in cui le scuole diventano luoghi di apprendimento continuo e centri di riferimento per lo sviluppo culturale del territorio, e allo stesso tempo realizzare Reti basate sul Cloud Computing, mettendo a fattor comune le risorse di Università, Scuole, Biblioteche, Musei e di altri spazi attrezzati per l'accesso ad Internet, come già avviene da tempo in altri Paesi. Le Regioni possono essere motore ed insieme coordinamento di queste diverse risorse sul territorio.

Questa la nostra visione, queste secondo noi le priorità per dare un impulso positivo decisivo allo sviluppo delle realtà locali e delle città e costruire insieme il nostro futuro.
Siamo convinti che mai più di oggi sia necessario, per la ripresa del nostro Paese, compiere fino in fondo la trasformazione culturale, industriale e politica di cui ha bisogno. Con un processo che parte dal territorio e diventa globale, nazionale.
In questo passaggio le nuove tecnologie sono non solo un supporto indispensabile, ma anche un’opportunità, se utilizzate nel quadro di una nuova visione di innovazione, democratica, moderna.

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Il Laboratorio dell’Innovazione

Il Laboratorio dell’Innovazione si rivolge a tutte le forze politiche che hanno a cuore il cambiamento e la modenizzazione del Paese.
Il Laboratorio si è costituito il 25 novembre 2008 inizialmente nell’ambito del Partito Democratico, per poi affermare una identità acorrentizia e apartitica all’interno dell’area del centrosinistra.
Il Laboratorio ha raccolto l’eredità dell’Osservatorio Ict, che aveva tra i valori principali la sua articolazione territoriale e la capacità di mettere a confronto in modo aperto esperienze diverse di innovazione, anche al di fuori delle appartenenze ai partiti. Il Laboratorio ha affiancato a queste caratteristiche attività di tipo più “istituzionale”, rivolte alla sensibilizzazione e alla proposta programmatica sul fronte dell’innovazione, verso gli amministratori locali da un lato ed ai parlamentari dall’altro.
Grazie a queste caratteristiche peculiari il Laboratorio è uno strumento che rappresenta il punto di riferimento, il luogo privilegiato di incontro ed elaborazione politica sui temi dell’innovazione.
Già nei primi mesi di attività il Laboratorio ha avviato delle “consulte” con le amministrazioni e gli enti locali, con le imprese, in modo da affrontare in modo organico e sistematico i temi dell’innovazione, ha organizzato degli eventi (a Milano, a Firenze) per promuovere il dibattito intorno alle politiche dell’innovazione. Da ottobre 2009 si è fatto promotore del Manifesto per la Cittadinanza Digitale presentato al VeneziaCamp 2009 e che ha raccolto l’adesione di importanti firmatari dal mondo della cultura, dell’impresa e della politica.

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