PER L'ABROGAZIONE DEL DECRETO PISANU
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I LIMITI DEL DECRETO PISANU

Il decreto legge 27 luglio 2005, n.144, adottato dal Governo Berlusconi con la legge 31 luglio 2005, n.155 si propone di introdurre “misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale" e costituisce la risposta del legislatore al clima di paura generato dalla strage del 7 luglio 2005 a Londra.
All'articolo 7 del Decreto si legge:

Art.7. Integrazione della disciplina amministrativa degli esercizi pubblici di telefonia e Internet
“… chiunque intende aprire un pubblico esercizio o un circolo privato di qualsiasi specie, nel quale sono posti a disposizione del pubblico, dei clienti e dei soci apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni anche telematiche deve chiederne la licenza al questore.
… sono stabilite le misure che il titolare o il gestore di un esercizio in cui si svolgono le attività di cui al comma 1 è tenuto ad osservare per il monitoraggio delle operazioni dell’utente e per l’archiviazione dei relativi dati … nonché le misure di preventiva acquisizione di dati anagrafici riportati su un documento di identità dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili”.

Le norme sopra citate sono state oggetto di proroga con la legge 26 febbraio 2010, n. 25 che costituisce la conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 30 dicembre 2009, n. 194 , nota come “mille proroghe”. Nello specifico, è possibile leggere all’articolo 3:

Art. 3 Proroga di termini in materia di amministrazione dell’interno
1. Al comma 1 dell’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n.155, le parole: «fino al 31 dicembre 2009» sono sostituite dalle seguenti: «fino al 31 dicembre 2010».

Tale proroga non è una novità. Essa è, infatti, l’ennesima dilatazione dei tempi di attuazione delle norme sopra citate che, in scadenza per 31 dicembre 2007, sono state oggetto di proroga prima da parte del governo Prodi II con Decreto Legge 31.12.2007 n. 248 “Milleproroghe” (G.U. n. 302 del 31.12.2007), all’articolo 34 comma 2, che ha prorogato fino al 31 dicembre 2008 gli obblighi previsti dall’articolo 7 del D.L. 144/2005 “Decreto Pisanu” in materia di contrasto al terrorismo internazionale, in scadenza il 31 dicembre 2007.
Ulteriore proroga è arrivata dal governo Berlusconi IV (decreto legge 30 dicembre 2008, n. 207), che all’articolo 11 ha inserito una nuova dilatazione dei tempi relativi agli obblighi derivanti dalla disciplina amministrativa degli esercizi pubblici di telefonia e Internet.

Normativa internazionale
Una tale rigidità nella regolamentazione dell’accesso ad Internet è, di fatto, una caratteristica che trova riscontro solo in Italia.
Va, infatti, segnalato che la Legge Pisanu 155/2005 non è seguita a una direttiva europea, ma pare piuttosto guidata dal diffuso sentimento di chiusura e paura generato dalle azioni terroristiche.
Nello specifico di quanto proposto all’articolo 7, di fatto, oggi l’Italia è l’unico paese in Europa ad avere un regolamento così severo e restrittivo sull’utilizzo delle reti Wifi aperte.
Negli Stati Uniti il discusso “Patriot Act” (introdotto dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 col preciso scopo di ridurre il rischio di attacchi terroristici) rinforza il potere dei corpi di polizia e di spionaggio statunitensi, quali CIA, FBI e NSA, permettendo intercettazioni anche senza mandato e riducendo di fatto la privacy dei cittadini, cosa che nel nostro paese sembra invece non essere considerata come possibile soluzione. Pare quasi che si utilizzino diversi pesi nella tutela della sicurezza, della libertà personale e della privacy, privando le forze di giustizia della possibilità di ricorrere alle intercettazioni ma obbligando alla registrazione tutti i soggetti privati che vogliono accedere alla rete.

Conseguenze
Quello che si è configurato, dunque, è uno scenario in cui la normativa si rivela un ostacolo per le nuove modalità di fruizione e accesso alla rete dei cittadini e anche per l'erogazione di nuovi servizi da parte delle pubbliche amministrazioni ed enti pubblici. Servizi informativi georeferenziati trovano applicazione e utilità in molteplici campi, con forti ricadute non solo sulla vita dei cittadini ma anche sull'intero sistema economico di un territorio. A causa dell'art 7 del decreto Pisanu, invece, In Italia nessuna biblioteca, azienda privata o pubblica può dare libero accesso alla propria rete wifi se prima non ha fotocopiato o scansionato il documento di identità dell'utilizzatore, si è attrezzata per controllare gli accessi alle singole postazioni e i software utilizzati dagli utenti; con con la conseguenza di negare di fatto la possibilità di utilizzo libero della rete wifi.
I risultati dell’applicazione di tali norme sono difficilmente quantificabili. Va rilevato come l’acquisizione di dati personali e il divieto di fornire accesso libero alla rete appaiano misure del tutto inefficienti e facilmente aggirabili. Queste norme, in effetti, non appaiono in alcun modo sufficienti a impedire l’attuazione di un illecito, poiché facilmente aggirabili anche da parte di soggetti con conoscenza informatica piuttosto limitata.
A fronte di risultati quasi inesistenti, i costi delle norme oggetto del nostro esame sono invece altissimi.
Queste norme hanno costituito un ostacolo alla crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet: nel momento in cui la rete si apre sempre di più al prossimo grazie alle tecnologie wireless, alla diffusione di device mobili sempre più economici e performanti, in Italia abbiamo imposto lucchetti e procedure lunghe e artificiose.
All’estero Internet si sta affermando come strumento che spetta di diritto agli individui in quanto strumento indispensabile per la crescita culturale e sociale dell’individuo, favorendo l’interazione con l’altro e costituendo un’infrastruttura per il progresso sociale ed economico da favorire e da proteggere.
In Italia, al contrario, complici leggi miopi o leggi d’emergenza protratte nel tempo spinte da sentimenti di paura e sfiducia nelle azioni del prossimo, la rete sembra essere considerata il luogo comune dell’inutilità, della devianza, del reato diffuso.
Tale sentimento di sfiducia porta a una silenziosa perdita dei diritti, permettendo che in determinate circostanze gli estremi delle nostre navigazioni parlino per noi con un’intimità che mal si concilia con la legislazione sulla privacy di un paese civile. Questa legge ha contribuito a trasformare un paese spaventato in un paese più arretrato, più complicato, pessimistico, dove ai proclami su semplificazione e innovazione si contrappone una normativa bloccante, che priva i soggetti che si impegnano nella crescita del paese dello strumento base su cui lavorare.
L’assenza di una rete diffusa, aperta e accessibile costituisce ostacolo talvolta insormontabile per:

· accesso a servizi pubblici della Pubblica Amministrazione, che al momento vede nelle forme di connettività attuali un limite alla reale possibilità di fornire servizi innovativi, nella sua accezione più varia: prenotazioni, richieste certificati e documentazione, informazioni di diversa natura su attività di enti;
· servizi informativi (sia push che pull) diretti al cittadino, di carattere generale o georeferenziati;
· servizi di infomobilità: mezzi pubblici, informazioni sul traffico, servizi di alerting per le emergenze;
· servizi innovativi per la fruizione di beni culturali, ambientali e servizi per il turismo, con immediate ricadute positive sia per cittadini residenti che per turisti, che possono accedere in qualsiasi momento a portali per il turismo che forniscano informazioni e servizi integrati: dai trasporti alla ristorazione, dalle informazioni sulle strutture alberghiere alla creazione di itinerari turistici tematici;
· erogazione di servizi specifici destinati a diversamente abili (quali, ad esempio, soggetti con possibilità di mobilità ridotta o non vedenti), che potrebbero avere accesso a servizi specifici quali percorsi guidati o segnalazione di edifici di interesse specifico;
· nuove forme di fruizione di servizi pubblici in ambienti pubblici come aree verdi, biblioteche, ospedali, dove l’impossibilità di accedere alla rete vincola i cittadini a forme di fruizione dei servizi oramai obsolete;
· servizi per la sicurezza: una rete diffusa permetterebbe anche ai soggetti con compiti di polizia o sicurezza (Vigili urbani, Vigili del fuoco, Croce Rossa) di attivare servizi diffusi per l’ottimizzazione del loro lavoro;

Alla luce di quanto esposto finora appare evidente come la proroga delle norme sopra citate appaia un’azione priva di visione di lungo periodo e del tutto inadeguata a costituire una efficace misura di sicurezza, trasformandosi però in un ostacolo insormontabile per soggetti pubblici e privati che vogliono lavorare nella piena legalità per costruire una società al passo col panorama internazionale e che vedono nella possibilità di innovare e innovarsi un percorso obbligato per una reale crescita economica, sociale e culturale.

FIRME DI ADESIONE

  1. Linda Lanzillotta
  2. Paolo Gentiloni
  3. Carlo Maria Medaglia
  4. Flavia Marzano
  5. Nello Iacono
  6. Gianluca Momoli
  7. Amalia Vetromile
  8. Gaetano Palombelli
  9. Lorenzo Orlando
  10. Ugo Bonelli
  11. Giuseppe Silvi
  12. Luisanna Fiorini
  13. Mauro Magnani
  14. Marco Camilli
  15. Fiorello Cortiana
  16. Michele Vianello
  17. Vincenzo Bloise
  18. Marco Franceschini
  19. Sergio Francolini
  20. Giovanni Battista Gallus
  21. Amerigo Rossi
  22. Mimmo Mazzei
  23. Marco Trotta
  24. Stefano Laurenti
  25. Antonino Leone
  26. Alberto Ansaldo
  27. Vincenzo Vita
  28. Federico Morando

Attenzione: Le firme vengono adesso raccolte su
http://www.petitiononline.com/freeWifi/petition.html