Cittadinanza digitale
o la pervasività dell'innovazione e, di contro, il tema del digital divide, diventano una questione di diritti civili, perché non accedere alla rete, non partecipare dei risultati dell'innovazione comporta la riduzione immediata dei diritti di partecipazione e cittadinanza. Innovazione per tutti significa così puntare a che lo sforzo necessario per migliorare, innovandoli, i processi e i prodotti/servizi delle aziende e i processi e i prodotti/servizi pubblici, sia uno sforzo interno ad una quadro di sviluppo sociale che garantisca una partecipazione sempre maggiore di cittadini. È necessario di conseguenza costituire un Osservatorio dei diritti di cittadinanza digitale o per definire a livello di Sistema Paese e di Sistema Europa quali debbano essere i nuovi diritti fondamentali di cittadinanza nel terzo millennio bisogna pervenire alla definizione di servizi universali cui devono poter accedere sia i cittadini sia le imprese con le tecnologie ICT e in banda larga. Alcuni esempi sommari di questi servizi dovrebbero essere i seguenti:
§ Accesso alle informazioni e alle interazioni con gli uffici pubblici e le pubbliche amministrazioni locali, centrali, nazionali, europee;
§ Internet/Mobile banking;
§ Electronic/mobile payment;
§ Telemedicina, teleassistenza, telemonitoraggio;
§ Formazione a distanza, accesso a servizi formativi avanzati.
o Un esempio per tutti, l’infomobilità. La pervasività di questo tema sul piano sociale, e quindi politico, e la rilevanza nella vita quotidiana dei cittadini ne hanno fatto uno dei temi cardine del Laboratorio Innovazione negli ultimi anni. L’iniziativa dei Tavoli per l’Innovazione messa a punto dal Ministero Affari regionali nell’ultimo governo Prodi ha, in questo settore, portato alla nascita del progetto ELISA che ha finanziato e attivato ad oggi i progetti italiani più significativi del settore, coinvolgendo pubbliche amministrazioni locali e aziende. E’ necessario continuare la strada intrapresa, contribuendo al successo dei progetti in corso, per fare in modo che le principali realtà metropolitane italiane (tra le altre: Torino, Firenze, Roma, Genova, Milano, Venezia) mettano in comune le loro “best practice” ai fini di impostare una standardizzazione dei servizi di infomobilità al cittadino. E’ importante che sia i progetti dedicati alla mobilità “privata” che a quella “pubblica” convergano, per definire i servizi che sono alla base di un trasporto “multimodale” utile al cittadino in movimento. E’ necessario per questo standardizzare i sistemi di ticketing metropolitano, creando una piattaforma interoperabile che abbassi i costi per le pubbliche amministrazioni, garantendo allo stesso tempo servizi migliori ai pendolari. Infine, nel settore dei pagamenti in mobilità, è da favorire la massima convergenza tra banche e operatori telefonici e di servizi, per assicurare un sistema di micropagamenti sicuro, efficace, semplice.
Per quanto riguarda l'applicazione dell'ICT nel settore del mercato del lavoro (uno dei campi dove si esercitano alcuni dei principali diritti della cittadinanza, non solo digitale), occorre procedere ad un ripensamento complessivo delle scelte che hanno condotto al fallimento della Borsa nazionale telematica del lavoro.
Appare, infatti, evidente, che il ruolo degli attori pubblici, sia a livello locale che nazionale, deve limitarsi a garantire il corretto svolgersi della dinamica "domanda/offerta", abbandonando velleità di raccolta omnicomprensiva di tutte le richieste e offerte, nonchè di tutti i currucula vitae raccolti dagli operatori pubblici e privati.